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Gli occhi delle Bithie

2022-10-24 14:51

Monica Benedetti

sciamanesimo, ricerca delle origini, pizie, apollonide, sciamanesimo femminile, olbia, sardegna, sciamanesimo delle origini, policoria,

Gli occhi delle Bithie

"... Nella Scizia nascono donne chiamate Bithiae: queste hanno doppie pupille negli occhi e privano della vista colui che per caso abbiano guardato irate..."

"Apollonide riferisce che nella Scizia nascono donne che sono chiamate Bithiae: queste hanno doppie pupille negli occhi e privano della vista colui che per caso abbiano guardato irate. Esse esistono anche in Sardegna".


Solino, I, 101

Attratta da questa frase in fase di ricerca sullo sciamanesimo delle origini, mi sono lasciata spingere dalla mia innata curiosità di andare a dettagliare le informazioni.

 

Non conoscevo, innanzitutto, il raro fenomeno della policoria, dell'esistenza di due pupille in uno stesso iride oculare e il fatto che venissero messe in relazione donne scizie con donne sarde mi pareva ancora più curioso.

 

L'antica Scizia, patria delle genti Scite, era ubicata nella attuale zona del Mar Nero e comprendeva le attuali Romania, Bulgaria, Ucraina e Nord Turchia.

 

Una zona vastissima e popolata, in epoca molto antica, da numerose etnie animiste unite dal credo nell'Eterno Cielo Azzurro Tengri.

mappa-scizia.png

Ancora più curioso mi è parso il nome dato da Apollonide a queste donne: Bithiae, poiché Bithia è anche il nome di un'antica città punica rinvenuta in Sardegna nella costa sud occidentale, a circa 50 km da Cagliari.

 

Come se non bastasse, curiosando nella cartina dell'antica Scizia ho notato che esisteva una Olbia sulle rive del Mar Nero, omonima della Olbia sarda in cui approdano i turisti provenienti dal continente.

 

L'origine di entrambe le città viene fatta risalire a colonie greche realizzate attorno al VII III sec. a. C. Mentre la Olbia sarda conserva ancora oggi il suo nome originario, la sua omonima scita oggi si chiama Odessa.

 

Dopo Olbia fu Yeni Dünya (Nuovo Mondo) e infine, nel 700 venne ribattezzata dalla zarina Caterina di Russia, Odessa.

 

Anche se ho trovato una curiosa notizia che indica come fondatore della città e del nome un certo Giuseppe de Ribas, napoletano al servizio dei Borboni e Ufficiale di collegamento al servizio dell’Ammiraglio Grigorij Aleksandrovič Potëmkin, principe e amante dell’imperatrice Caterina.

 

Torniamo al termine con cui vengono riconosciute le donne con due pupille scite e sarde: bithiae.

occhio.jpeg

Da wikipedia ho potuto ricavare solo che il termine ha origine nell'arabo antico e significa “figlia di Dio” ed è stato coniato per nominare la figlia del faraone che, compassionevole, salvò Mosè dalle acque.

 

Dedurre da questo che le donne scite e sarde con due pupille fossero state battezzate figlie di Dio senza una motivazione apparente non mi ha soddisfatta, così ho eseguito un controllo più approfondito sul Dizionario delle lingue indoeuropee di Franco Rendich.

 

Il Rendich attribuisce alla lettera B la funzione di “energia, forza vitale” e, seppur utilizzata postuma per sostituire la V, rimane comunque espressione di “energia”, “vita”, anche in riferimento alla bios greca che significa, appunto, vita.

 

Tra le varie radici descritte dal Rendich quella che mi ha colpita particolarmente è Bhisaj che significa “seguire” “da vicino” e anche “curare “ “guarire”. La radice bhi si traduce anche in “terrore” “spavento”.

 

Tornando alla frase di Apollonide, egli sostiene che gli occhi di queste Bithiae possano privare della vista chi ne incorciasse lo sguardo.

 

Dunque provocavano “spavento” - bhi – poiché, probabilmente, possedevano materialmente quella “doppia vista” che era in grado di penetrare gli sguardi di ignari passanti e conoscerne i lati più reconditi.

 

Potevano essere quindi capaci di “curare” e “guarire” - saj – ma anche di “seguire” e “terrorizzare”.

 

Naturalmente anche un'altra associazione di vocaboli simili salta subito all'occhio – per rimanere in tema – ed è con la più famosa Pithia o Pizia greca, la sacerdotessa di Delfi che emetteva oracoli.

 

Etimologicamente Pithia pare essere una derivazione della radice Phit o phyt che è la stessa con cui veniva chiamato il serpente – drago che uccise Apollo: il phyton.

 

L'azione del serpente incantatore, nella storia, è ben documentata in numerose occasioni; se vogliamo, proprio a partire dalla genesi biblica.

 

Ritengo queste nozioni molto significative correlate alla mia ricerca poiché sottendono alcune capacità proprie delle personalità sciamaniche poi traslitterate in pratiche magiche di cui oggi conosciamo alcuni residui.

 

Nel caso particolare degli occhi della bithia non può non venire in mente la "magia dell'occhio" o il protettivo "occhio di fatima", lontani nello spazio come le donne scite e quelle sarde ma conservanti le stesse caratteristiche.

 

Chi erano, allora, queste donne dagli occhi incantatori?

 

Vorrei azzardare un'ipotesi, inerente lo sciamanesimo: non poteva infatti essere praticato da chiunque ma soltanto da individui (maschi e femmine) che possedevano determinati requisiti fisici e /o psicologici.

 

Potrebbe, dunque, essere stato motivo di elezione, anche la doppia pupilla?

 

La ricerca continua...

Grazie

 

Monica

Fonti ed approfondimenti:

 

1. Policoria: https://it.wikipedia.org/wiki/Policoria

 

2. Bithia Sardegna: https://it.wikipedia.org/wiki/Bithia_(sito_archeologico)

 

3. Giuseppe de Ribas: https://www.eastjournal.net/archives/73532)

 

4. Franco Rendich: L'origine delle lingue indoeuropee (Palombi editore)

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